Stress-calvizie-stress il giro vizioso è servito
«Dottore, perdo i capelli». I dermatologi si sentono dire centinaia di volte ogni giorno questa frase, ma negli ultimi anni sempre più spesso a dirla non è un uomo, ma una donna. Le diverse forme di alopecia femminile sono in aumento, e malgrado la totale assenza di studi epidemiologici attendibili, si può dire che incalzi molto da vicino quella maschile.
Colpa dello stress, di alcuni farmaci, della moda delle tinture e degli stiraggi "fai da te". «Se nell'uomo la caduta più frequente è quella androgenetica - spiega il prof. Antonio Garcovich, ordinario di Dermatologia all'Università Cattolica di Roma - nelle donne osserviamo più spesso la telogen effluvium o alopecia telegenica, con una caduta improvvisa e rapida di molti capelli». Un fenomeno molto frequente: la donna si trova al mattino molto più dei normali 100 capelli persi sul cuscino o sul pettine, e ben presto vede diradarsi pericolosamente i capelli sul cuoio capelluto. «Le pazienti si spaventano - spiega Garcovich - ma in realtà il fenomeno è benigno e si recupera completamente». È la tipica caduta da stress: viene dopo due o tre mesi da una malattia infettiva, un grave stress fisico e psicologico, una carenza di proteine o dopo il parto. «Occhio anche a diete sbagliate - avverte il dermatologo - perché un eccessivo dimagrimento può portare alla perdita di capelli». Una forma di alopecia, si potrebbe dire, figlia dei nostri tempi: «Vediamo sempre più spesso giovani donne con stress lavorativo e psicologico che vengono da noi, la frequenza è nettamente superiore al passato». Come figlia dei nostri tempi è la alopecia "traumatica": i capelli femminili, in partenza sani, vengono letteralmente "massacrati" dai trattamenti estetici, e si indeboliscono a tal punto da spezzarsi. «Tinture, decolorazioni, messe in piega - conferma Garcovich - aggrediscono chimicamente la fibra del capello, che perde resistenza e si spezza». Molto dannosa in particolare l'acqua ossigenata, ma anche la messa in piega a freddo e "lo stiraggio con tioglicolato di ammonio". I dermatologi consigliano di "non eseguire queste operazioni a casa, il parrucchiere "fai da te" può danneggiare seriamente i propri capelli. Quando vengono da noi - racconta l'esperto - diciamo alle pazienti di interrompere immediatamente i trattamenti estetici, e poi prescriviamo balsami ristrutturanti». Anche in questo caso, insomma, il problema può essere piuttosto serio ma transitorio, e si può recuperare in tempi relativamente brevi la normale consistenza del capello. Mentre è irreversibile l'alopecia androgenetica, che contrariamente a quanto si pensa (e alla radice greca del termine) non colpisce solo gli uomini. «Nelle donne è presente con numeri importanti - spiega Garcovich - anche se non al livello dei maschi. Dipende dall'eccessiva sensibilità del capello all'ormone androgeno, che la donna produce nell'ovaio e nella ghiandola surrenale. In genere comincia dopo i 30 anni, ma dopo i 50 anni anche nelle donne presenta numeri importanti». Secondo gli scarsi dati a disposizione, infatti, il 10 per cento delle donne in pre-menopausa ne è colpita, mentre dopo i 65 anni oltre una donna su due (50-75 per cento) presenta un'alopecia diffusa. Come curarla? «Gli studi sono ancora in corso. Nel maschio usiamo finasteride, mentre nella donna applichiamo il minoxidil localmente, una sostanza che aumenta la crescita del capello. E poi analizziamo eventuali squilibri ormonali che vanno corretti. In questo senso può essere utile anche la pillola contraccettiva, che contiene antiandrogeni". Intervenire in tempo, fare attenzione agli stili di vita, tenere sotto controllo gli squilibri ormonali, sono i consigli utili per le donne a rischio alopecia. Con una raccomandazione fondamentale: «L'alopecia è un problema medico - scandisce Garcovich - e va trattato da medici dermatologi. I cosiddetti tricologi sono degli abusi, non esiste la tricologia come specialità a sé. Se si perdono i capelli si deve andare da uno specialista, ed evitare la tentazione di elisir miracolosi che non risolvono niente». Paolo Giorgi Il tempo
Trovati i geni che aumentano il rischio di calvizie
Il destino dei vostri capelli è scritto nel Dna. Dipende da due mutazioni genetiche, delle quali almeno un uomo su sette è sfortunatamente provvisto, che aumentano di sette volte il rischio di calvizie. A rivelarlo sono due studi pubblicati sulla rivista Nature Genetics condotti da Tim Spector del King's College di Londra e Axel Hillmer dell'Università di Bonn.
Si tratta dei primi "difetti" genetici legati alla calvizie scoperti su un cromosoma non sessuale, il 20. Finora l'unico gene legato alla calvizie, che colpisce un terzo dei maschi oltre i 45 anni, era stato rintracciato sul cromosoma femminile X (trasmesso dalla madre al figlio maschio). Ciò spiegava perché spesso la calvizie è a trasmissione materna (è facile soffrirne se ad averlo è il nonno materno).
Nei nuovi studi sul Dna di due gruppi di individui (300 tedeschi e 3000 britannici), sono state isolate due regioni del Dna intimamente legate alla probabilità di diventare calvi. Ad una delle mutazioni è associato un gene per il recettore degli ormoni androgeni, mentre per l'altra il gene colpevole è ancora da scovare.
Le cose si fanno davvero problematiche poi per quell'uomo su sette portatore di entrambe le mutazioni: il rischio di diventare calvo, per lui, è di oltre sette volte maggiore rispetto alla media. Il messaggero
Calvizie, entro il 2009 il primo trapianto di staminali nell'uomo
Il suo gruppo ha messo a punto sui topi una tecnica per far ricrescere i capelli partendo dalle staminali adulte del bulbo pilifero. «Da un frammento della cute - ha detto Korkina - abbiamo isolato le staminali. Le abbiamo messe in coltura e "attivate" grazie a particolari molecole che indirizzano il loro differenziamento in modo che diano origine a cellule del capello e non della pelle. Quindi le abbiamo fatte aderire alla cute abrasa di topi privi di difese immunitarie (per evitare il rigetto) e le abbiamo ricoperte con un lembo di pelle». I risultati, non ancora pubblicati, sarebbero positivi. «Ora - ha concluso - attendiamo le autorizzazioni per partire con i test sull'uomo».
Secondo uno studio dell'Ishrs, i trapianti di capelli nel mondo sono stati 225 mila nel 2006, per un valore di un miliardo di dollari. Il 15% delle richieste proviene da donne. «L'Italia è partita in ritardo - ha detto Ciro De Sio, presidente della Società italiana chirurgia della calvizie - ma negli ultimi 5 anni si è messa al passo. Soprattutto dopo il trapianto del premier Berlusconi, gli interventi sono triplicati».
Il tempo
Staminali, la guerra alle false promesse
ROMA - Una zuppa di staminali ci salverà, promette da una finestra internet un medico ammiccante. Nelle "cliniche della speranza" diffuse in Cina, Thailandia, Ucraina, Costarica o Brasile ogni male può essere sconfitto con un' iniezione di cellule miracolose: diabete o distrofia, autismo o epilessia, perfino calvizie e impotenza sessuale (condizioni che nulla hanno a che vedere con le proprietà, anche solo presunte, delle staminali). Non importa che i successi di queste cellule, in campo clinico, non siano ancora maturi e gli scienziati chiedano tempo per mettere a punto terapie sicure (le sperimentazioni richiedono in media da cinque a dieci anni). Tanto torbido è diventato il mercato delle false promesse che la "Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali" dal suo congresso di Filadelfia ha deciso di mettere in guardia i pazienti contro i "venditori di olio di serpente". Allusione aperta alla Cina, il paese dove libertà di cure e mancanza di controlli fanno prosperare il mercato delle promesse. Giulio Cossu, ricercatore del San Raffaele di Milano, si occupa di staminali da quando una decina di anni fa le cellule "sempre bambine" divennero uno dei settori di punta della medicina. Oggi da Filadelfia allarga le braccia: «Ogni malattia presente sui manuali di medicina può essere curata con le staminali, secondo questi signori. Noi prepareremo un manuale con dei consigli semplici per evitare che i pazienti rimangano truffati». Timothy Caulfield dell' università dell' Alberta ha presentato a Filadelfia il suo censimento delle "cliniche della falsa speranza". Gli è bastato inserire su Google le parole "stem cell therapies" o "stem cell treatment" per veder comparire oltre trenta offerte di trattamento. Il prezzo medio di 20mila euro comprende un ciclo di iniezioni con presunte cellule staminali (la provenienza non è indicata), senza tenere conto delle spese di alloggio o di degenza. Filippo Buccella è presidente dell' associazione di genitori con figli colpiti dalla distrofia di Duchenne "Parent Project Onlus". «Mi è capitato spesso di incontrare famiglie che per disperazione si sono rivolte all' estero, in Ucraina e in Cina». La sua prima esperienza risale al 2000, quando una famiglia del Molise incappò in un sito internet che prometteva risultati miracolosi. «C' erano anche delle testimonianze di bambini guariti dalla distrofia di Duchenne in una clinica ucraina, ma ovviamente senza cognomi né riferimenti certi. Il ragazzo molisano venne visitato da un medico italiano che fungeva da tramite. Da allora è stato a Kiev tre o quattro volte. Naturalmente non è migliorato. Ma tutto il paese si preoccupò di organizzare una colletta. Perfino un giornale locale dedicò due pagine al caso, invitando i lettori a raccogliere fondi. Cosa potevano dire i genitori al ritorno, se non che ne era valsa la pena?» George Daley, presidente della Società internazionale per la ricerca sulle cellule staminali, è molto chiaro sui limiti che queste cellule incontrano quando si tratta di uscire dai laboratori di ricerca per entrare nelle corsie degli ospedali: «A eccezione dei trapianti di midollo osseo e delle trasfusioni di sangue, non ci sono ancora cure con le staminali efficaci e sicure al cento per cento. Ma c' è un mercato che prospera inventando prospettive di cura per pazienti disperati». E a un mese dalla morte a Firenze di una ragazza diabetica che si era affidata all' omeopatia interrompendo le cure fissate dai medici, il racconto di Buccella ha il sapore del déjà vu: «è difficile capire con certezza cosa viene somministrato ai pazienti nelle cliniche ucraine o cinesi. Ma spesso in questi laboratori improvvisati il primo passo è interrompere le medicine che erano state prescritte a casa». - ELENA DUSI
La repubblica.
Identificato il gene responsabile della calvizie
Da una ricerca condotta in Ogliastra, guidata dal direttore scientifico Mario Pirastu, e portata avanti dalla sua equipe, è stato scoperto un gene che è una delle cause dell'alopecia, meglio nota come calvizie comune.
Diversi studi - è spiegato in una nota dei ricercatori - hanno messo in evidenza come questa forma particolare di calvizie sia ereditaria, cioè dovuta a uno o più fattori genetici che determinano la predisposizione alla caduta dei capelli.
In particolare in Ogliastra (nella parte centrale della Sardegna meno contaminata da insediamenti antropici esterni) è stato studiato un campione di circa 1.000 persone fra tutti i 7.000 volontari maschi aderenti al progetto. Lo studio sarà presto pubblicato sull'importante rivista scientifica di dermatologia Journal of Investigative Dermatology. Il tempo
Svelato il segreto per chiome fluenti
Chiome fitte e crespe, o capelli sottili e troppo deboli? La differenza tra una testa ipertricotica e una a massimo rischio calvizie è nascosta nel Dna. Uno studio condotto da un team tedesco dell'università di Bonn ha individuato un gene in grado di influenzare la crescita e la consistenza dei capelli al tatto.
La ricerca, guidata da Regina Betz del Bonn's Institute of Human Genetics, è pubblicata online su «Nature Genetics» e comparirà in marzo sulla versione cartacea della rivista.
Studiando persone colpite da due malattie ereditarie apparentemente opposte, ma in realtà correlate, Betz e colleghi hanno scoperto il ruolo del gene P2RY5 nel condizionare quantità e aspetto dei capelli. E ora sperano in una vera svolta nello sviluppo dei farmaci anticalvizie.
L'equipe tedesca è partita dal Dna di pazienti dell'Arabia Saudita affetti da Ipotricosi simplex, una malattia rara ereditaria che causa una perdita progressiva di capelli fin dalla prima infanzia.
In questi malati, dopo 6 anni di ricerche, gli studiosi hanno evidenziato mutazioni del gene P2RY5, che codifica per un recettore localizzato sulla superficie dei follicoli piliferi. Un attore 'chiavè nel meccanismo di crescita dei capelli, come hanno confermato altre ricerche condotte dagli scienziati su famiglie pakistane colpite da un'altra patologia rara.
Questi pazienti presentano cioè capelli lanosi, secchi e distribuiti su tutto il cuoio capelluto in ricci strettissimi. Capelli malati, ma non a rischio caduta. Ebbene, il gene P2RY5 risultava mutato anche in queste persone. Gli autori hanno inoltre identificato la sostanza che attiva il gene P2RY5: l'acido lisofosfatidico (LPA).
Alla luce delle nuove conoscenze sarà quindi possibile indirizzare le ricerche sulla calvizie per selezionare nuove molecole efficaci.
È questa l'ennesima riprova di quanto sia utile oltre che importante fare ricerca sulle malattie rare, perché fornisce conoscenze di base per avanzamenti nella ricerca medica di malattie comuni come l'alopecia. Il tempo
Bello tornare in ufficio con una chioma da ragazzo
ROMA - Il fascino del cranio lucido alla Yul Brinner ha fatto il suo tempo. Quello della calvizie è il problema meno accettato dagli uomini, che per risolverlo ricorrono sempre più spesso al chirurgo estetico. Soprattutto d' estate, quando si arriva anche a triplicare gli interventi, come spiega Luigi Belliazzi, vicepresidente della Società Italiana per la Cura e Chirurgia della Calvizie. Dottor Belliazzi, è vero che in Italia le operazioni contro la calvizie sono sempre più numerose? «Si, c' è un aumento costante ogni anno, proporzionale anche alla crescita del numero dei calvi che in Italia, considerando anche la semplice stempiatura, sono circa quattordici milioni. Nel 2003 sono stati effettuati non meno di 4.500-5000 trapianti». Qual è la tecnica più utilizzata oggi? «Senza dubbio l' autotrapianto, intervento che si realizza in anestesia locale e dura circa sei ore. La crescita regolare del capello riprende dopo due mesi, e il costo dell' operazione va dai 6.000 ai 6.500 euro». Fare questo tipo di interventi d' estate ha delle controindicazioni? «No, basta coprire adeguatamente la parte operata per qualche giorno per proteggerla dal sole. Molti lo fanno in questo periodo proprio per evitare l' imbarazzo di far sapere in ufficio di essersi sottoposti a un' operazione». Conferma l' aumento delle richieste estive? «Tra luglio e agosto ho effettuato una ventina di interventi, circa il triplo rispetto allo scorso anno». Tra i clienti prevale una fascia sociale rispetto a un' altra? «No, la fascia è estremamente disomogenea, si va dallo studente al politico al professionista, mentre altri tipi di intervento, come la blefaroplastica, sono ancora abbastanza elitari». Questo tipo di operazione è diffuso tra le donne? «Direi di sì. Si rivolgono a noi donne, circa il dieci per cento dei pazienti, che hanno perso i capelli in seguito a un lifting, oppure a causa della menopausa o dello stress. Una richiesta femminile particolare che sta prendendo piede negli ultimi anni è poi l' autotrapianto di pelo pubico, che avviene con la stessa tecnica di quello dei capelli. All' origine della caduta in questa zona ci sono di solito problemi ormonali, quindi a volte è difficile individuare un' area da cui trapiantare i peli». Quante donne si rivolgono a lei per questo problema? «Da quando ho fatto la prima operazione, circa tre anni fa, ho fatto due o tre operazioni all' anno, anche se le richieste sono molte di più. Sempre ricorrendo al pelo pubico è poi possibile realizzare il rinfoltimento delle sopracciglia, ma le richieste sono non più di una o due all' anno». (g.t. Repubblica — 29 agosto 2004 pagina 25 sezione: CRONACA
Dagli Usa una speranza per i calvi Ecco la pillola contro la caduta
LONDRA - Buone notizie per Bruce Willis, Luca Zingaretti e tutti gli uomini che hanno una cosa in comune con questi due attori: la calvizie. Un metodo in grado di far ricrescere i capelli è stato scoperto, quasi per caso come spesso avviene con le grandi invenzioni, da una squadra di scienziati che conducevano esperimenti sui topi. Sebbene esistano già varie cure e medicinali in grado di rallentare la caduta dei capelli o di rinfoltire parzialmente la capigliatura, per la prima volta sembra possibile rigenerare completamente i follicoli da cui crescono i capelli. Saranno necessari almeno altri due anni di sperimentazione sugli animali e ancora più anni di test sugli uomini prima che si possa produrre una medicina, ma entro un decennio la calvizie potrebbe essere efficacemente sconfitta e curata da chiunque lo desideri forse ingerendo una semplice pillola. L' annuncio della scoperta, in un articolo sulla rivista britannica Nature, è stato accolto con enorme interesse dalla comunità scientifica e dalle aziende farmaceutiche: la quasi totalità degli uomini perdono capelli dopo i sessant' anni, un terzo dell' umanità di sesso maschile è affetto da calvizie a partire dai trent' anni di età e anche una minoranza di donne sono colpite dal problema. Le possibilità di sfruttamento commerciale di un prodotto simile sono dunque enormi. Nel passato l' uomo ha provato di tutto per arrestare la calvizie: Ippocrate raccomandava una miscela di escrementi di piccione, cumino e barbabietole, gli antichi egizi usavano un rimedio a base di unghie di cane e zampe di asino. In tempi più recenti, varie lozioni migliorano il flusso di sangue allo scalpo, promuovendo la crescita di capelli nel 25 per cento dei casi; medicinali bloccano l' ormone maschile che causa la caduta dei capelli, con risultati positivi nel 30-70 per cento dei casi; e ci sono poi i trapianti di capelli, ricollocando sulla testa parti di pelle che contengono ancora follicoli attivi. Per tacere dell' estremo rimedio, le parrucche. Ma finora nessuno era riuscito a generare nuovi follicoli, e dunque nuovi capelli, da altre cellule nella pelle di un adulto. Un team di ricercatori dell' università di Pennsylvania ha ottenuto proprio questo, secondo l' articolo apparso su Nature. Gli scienziati stavano rimuovendo larghi pezzi di pelle dalla schiena di topi di laboratorio per studiare il processo di cicatrizzazione della ferita, quando hanno notato che, mentre la ferita guariva, un tipo particolare di gene chiamato Wnt diventava improvvisamente attivo, facendo crescere nuovi follicoli. Gli studiosi contano di poter in futuro "risvegliare" il gene anche su pelle non danneggiata, arrivando a produrre una sorta di pillola anti-calvizie che farà ricrescere i capelli. - DAL NOSTRO CORRISPONDENTE ENRICO FRANCESCHINI. La repubblica
|